Milza ingrossata: cause, esami e quando preoccuparsi
"La milza è aumentata di volume."
È una frase che compare di frequente nei referti ecografici, spesso in esami richiesti per tutt'altro motivo, e che raramente viene accompagnata da una spiegazione, e con la sola indicazione ad effettuare una visita ematologica.
Vale quindi la pena chiarire da quali dimensioni si parla davvero di milza ingrossata, quali sono le cause più frequenti, e soprattutto qual è il dato che distingue una situazione benigna da una che richiede approfondimento.
Quanto è grande una milza normale
La misura di riferimento è il diametro maggiore, quello cranio-caudale, valutato all'ecografia.
Fino a 12 centimetri — dimensione normale nell'adulto
Tra 12 e 20 centimetri — splenomegalia
Oltre 20 centimetri — splenomegalia massiva
Va aggiunta subito una precisazione che riguarda la maggior parte delle persone che leggono questa pagina: un aumento lieve, nell'ordine di 12-13 centimetri, in una persona che sta bene e con esami del sangue normali, è un riscontro frequente e nella maggioranza dei casi non indica alcuna malattia. Esiste una variabilità costituzionale, e nelle persone alte o di corporatura robusta la milza tende a essere proporzionalmente più grande.
Conta inoltre chi ha eseguito l'esame: la misurazione ecografica della milza ha una variabilità fra operatori non trascurabile, e differenze di uno o due centimetri tra due ecografie successive possono non significare nulla.
A che cosa serve la milza
La milza svolge due funzioni principali. È un filtro del sangue: rimuove i globuli rossi invecchiati o alterati e cattura alcuni batteri. Ed è un organo immunitario, dove risiede una quota rilevante dei linfociti. Al suo interno, inoltre, troviamo circa il 30% del pool piastrinico.
Da qui derivano due conseguenze che tornano più avanti: quando la milza si ingrossa tende a trattenere più cellule del sangue, e quando viene rimossa aumenta il rischio di alcune infezioni.
Il dato che orienta più di ogni altro
Non è la dimensione della milza, bensì l'emocromo.
Milza lievemente ingrossata, emocromo normale, fegato normale, persona asintomatica. È la situazione più comune. Nella maggior parte dei casi si tratta di un riscontro privo di significato patologico o legato a una causa transitoria. In genere è sufficiente un controllo a distanza.
Milza ingrossata con emocromo alterato. Cambia completamente il quadro. Anemia, piastrine ridotte o aumentate, globuli bianchi fuori norma, presenza di cellule anomale allo striscio: qui la valutazione ematologica è indicata.
Le cause più frequenti
Le malattie del fegato. È la causa più comune di splenomegalia nell'adulto nei Paesi occidentali, e la meno sospettata dai pazienti. Quando il fegato è fibrotico il sangue fatica ad attraversarlo, la pressione nel circolo portale aumenta e la milza si congestiona. Cirrosi, epatopatia alcolica, steatosi avanzata, epatiti croniche.
Le infezioni. La mononucleosi infettiva è la causa tipica nei giovani. Ma anche citomegalovirus, epatiti virali, endocardite, tubercolosi e — in chi ha viaggiato in aree endemiche — malaria e leishmaniosi.
Le malattie del sangue. È la categoria che più preoccupa e che richiede l'inquadramento ematologico:
neoplasie mieloproliferative croniche — mielofibrosi, policitemia vera, trombocitemia essenziale
leucemia mieloide cronica
leucemia linfatica cronica e linfomi
anemie emolitiche, sferocitosi ereditaria, talassemie
Le malattie autoimmuni e infiammatorie. Artrite reumatoide, lupus, sarcoidosi.
Le malattie da accumulo. Rare ma da ricordare, perché alcune sono trattabili: la malattia di Gaucher è l'esempio classico e viene spesso diagnosticata con molti anni di ritardo, proprio a partire da una splenomegalia con piastrine basse.
Le trombosi dei vasi splancnici. La trombosi della vena porta o della vena splenica può causare splenomegalia. È una condizione che merita attenzione perché in una quota di casi si associa proprio a una neoplasia mieloproliferativa, talvolta prima che questa sia evidente nell'emocromo.
La milza molto ingrossata restringe il campo
È un principio poco noto ma clinicamente molto utile: più la milza è grande, meno sono le diagnosi possibili.
Una splenomegalia lieve può derivare da decine di cause, comprese molte banali. Una splenomegalia massiva, oltre i 20 centimetri, si osserva invece in un numero ristretto di condizioni:
mielofibrosi primaria
leucemia mieloide cronica
leucemie acute
leucemia a cellule capellute
alcuni linfomi, in particolare il linfoma splenico della zona marginale
talassemia major
malattie da accumulo come la malattia di Gaucher
malaria e leishmaniosi in aree endemiche
Una milza di queste dimensioni non è mai un riscontro da monitorare nel tempo: richiede un inquadramento ematologico strutturato.
Perché una milza grande può abbassare i valori del sangue
Una milza ingrossata trattiene al proprio interno una quota maggiore di cellule circolanti — piastrine soprattutto, ma anche globuli bianchi e rossi. Il midollo le produce regolarmente, ma una parte non circola: resta sequestrata nella milza.
Si chiama ipersplenismo, e spiega perché una persona con splenomegalia possa avere piastrine a 90.000 senza avere alcuna malattia del midollo. Il numero è basso perché le piastrine sono altrove, non perché manchino.
→ Approfondimento: [Piastrine basse: cause, valori di riferimento e quando preoccuparsi]
I sintomi
Nella maggior parte dei casi non ce ne sono, e la milza ingrossata viene scoperta per caso.
Quando compaiono, i più tipici sono:
senso di sazietà precoce — la milza comprime lo stomaco, e ci si sente pieni dopo poche forchettate
fastidio o peso al fianco sinistro, sotto le costole
dolore riferito alla spalla sinistra, dovuto all'irritazione del diaframma
sintomi generali quando la causa è sistemica: febbre prolungata, sudorazioni notturne, calo di peso, prurito, stanchezza marcata
Gli ultimi meritano attenzione particolare: splenomegalia associata a febbre, sudorazioni notturne o calo di peso non intenzionale richiede una valutazione senza rinvii.
Mononucleosi, milza e sport: una cosa da sapere
Merita una sezione a sé, perché riguarda soprattutto adolescenti e giovani adulti e perché l'informazione è pratica e poco diffusa.
Nella mononucleosi infettiva la milza si ingrossa quasi sempre, e diventa temporaneamente più fragile. La complicanza temuta è la rottura splenica: è rara — si stima tra lo 0,1% e lo 0,5% dei casi — ma è un'emergenza chirurgica potenzialmente grave.
Due elementi da conoscere:
Il rischio si concentra nelle prime settimane. Circa tre quarti delle rotture avvengono entro 21 giorni dall'esordio dei sintomi, e oltre il 90% entro un mese.
La gravità dei sintomi non predice il rischio. Sentirsi bene non significa che la milza sia tornata normale.
Da qui la raccomandazione condivisa: evitare sport di contatto, sollevamento pesi e attività fisica intensa per almeno tre-quattro settimane dall'esordio dei sintomi, e riprendere gradualmente, dopo valutazione medica. Per gli sport di contatto molti specialisti consigliano un'attesa più prudenziale.
È un'informazione che vale la pena dare a un ragazzo che gioca a calcio, rugby o basket e che, sentendosi meglio dopo dieci giorni, vorrebbe tornare ad allenarsi.
Gli esami utili
Il percorso parte quasi sempre dagli stessi accertamenti:
emocromo con formula e valori assoluti
striscio di sangue periferico al microscopio — semplice, poco costoso e spesso decisivo
funzionalità epatica — transaminasi, gamma-GT, bilirubina, albumina, piastrine come indicatore indiretto di fibrosi
LDH, indici di flogosi
sierologie virali: EBV, CMV, epatiti, HIV
ecografia addominale completa, non della sola milza: valutare fegato e circolo portale è essenziale
In base al quadro possono seguire: ricerca della mutazione JAK2 e altri marcatori molecolari se si sospetta una neoplasia mieloproliferativa, immunofenotipo in citometria a flusso in caso di sospetta linfoproliferazione, TC o risonanza, ed eventualmente lo studio del midollo osseo.
Un'informazione che vale sempre la pena recuperare: le ecografie precedenti. Sapere che la milza misurava 13 centimetri anche cinque anni fa cambia radicalmente l'interpretazione.
Quando è utile la valutazione ematologica
splenomegalia con alterazioni dell'emocromo, in qualunque direzione
splenomegalia in progressivo aumento in controlli successivi
associazione con febbre prolungata, sudorazioni notturne, calo di peso, prurito
presenza di linfonodi ingrossati
trombosi in sede splancnica — vena porta o vena splenica
splenomegalia senza causa identificata dopo un primo inquadramento
familiarità per malattie ematologiche o da accumulo
Cosa non fare
Non ripetere l'ecografia ogni pochi mesi in assenza di indicazione. La variabilità tra operatori è tale che differenze di uno o due centimetri possono dipendere da chi ha eseguito l'esame, non da un reale cambiamento.
Non farsi misurare la milza da specialisti diversi aspettandosi valori sovrapponibili. Per i controlli seriati è preferibile, quando possibile, lo stesso operatore o almeno la stessa struttura.
Non trascurare il fegato. È la causa più frequente in assoluto, e molti pazienti si concentrano sulla milza senza che nessuno abbia valutato la funzionalità epatica.
Non praticare sport di contatto con una milza ingrossata, qualunque ne sia la causa, senza averne parlato con il medico.
Domande frequenti
Ho la milza a 13 cm: è grave? Un aumento lieve di questa entità è un riscontro comune e, in una persona che sta bene con emocromo e funzionalità epatica normali, nella maggior parte dei casi non indica alcuna malattia. Esiste una variabilità costituzionale, e nelle persone alte la milza tende a essere più grande. Conta inoltre che la misurazione ecografica ha una variabilità tra operatori non trascurabile.
La milza ingrossata significa leucemia o linfoma? Quasi mai come riscontro isolato. La causa più frequente nell'adulto sono le malattie del fegato, seguite dalle infezioni. Nelle malattie del sangue la splenomegalia si accompagna quasi sempre ad alterazioni dell'emocromo o a sintomi generali. Una milza lievemente ingrossata con esami del sangue normali è molto più spesso spiegata da altro.
Perché ho le piastrine basse se il problema è la milza? Per un fenomeno chiamato ipersplenismo: una milza ingrossata trattiene al proprio interno una quota maggiore di piastrine, che quindi non circolano. Il midollo le produce regolarmente, ma il conteggio nel sangue risulta ridotto. È un meccanismo di sequestro, non un difetto di produzione.
La milza ingrossata fa male? Nella maggior parte dei casi no, ed è per questo che viene scoperta casualmente. Quando dà disturbi, i più tipici sono un senso di sazietà precoce — la milza comprime lo stomaco — e un fastidio o peso al fianco sinistro sotto le costole.
Mio figlio ha la mononucleosi: quando può tornare ad allenarsi? Nella mononucleosi la milza si ingrossa e diventa temporaneamente più fragile, con un rischio raro ma serio di rottura. La raccomandazione condivisa è di evitare sport di contatto, sollevamento pesi e attività intensa per almeno tre-quattro settimane dall'esordio dei sintomi, con ripresa graduale dopo valutazione medica. Importante: sentirsi bene non significa che la milza sia tornata normale.
La milza ingrossata torna normale? Dipende dalla causa. Nelle infezioni come la mononucleosi si normalizza in genere entro qualche settimana. Quando dipende da una malattia del fegato o da una condizione ematologica, l'evoluzione segue quella della malattia di base. È uno dei motivi per cui identificare la causa conta più che misurare la milza.
Serve una dieta particolare? No. Non esistono alimenti o integratori che riducano le dimensioni della milza. L'unica raccomandazione pratica riguarda l'attività fisica: in presenza di splenomegalia significativa vanno evitati gli sport di contatto per il rischio traumatico.
Hai riscontrato una milza ingrossata?
Se l'ecografia ha mostrato una splenomegalia, una valutazione ematologica permette di stabilire se si tratti di un riscontro privo di significato clinico o se sia necessario un approfondimento — partendo dall'elemento che orienta di più, cioè l'emocromo letto insieme al referto ecografico.
Ricevo su appuntamento a:
Roma — Poliambulatorio Medical Dimension, Via di S. Giovanni in Laterano 182/184
Frascati — Poliambulatorio Trinlab, Via Gregoriana 43 — venerdì 16:00-19:00
Albano Laziale — Centro Diagnostico CDS, Via Cap. M. T. Valeri 22-24 — lunedì 16:00-19:00
Videoconsulto online su appuntamento
Prima visita 130 €. Non serve impegnativa. [Prenota una visita] · Tel. +39 328 063 8520
In caso di dolore addominale intenso e improvviso al fianco sinistro, soprattutto dopo un trauma o in corso di mononucleosi, è necessario rivolgersi immediatamente al Pronto Soccorso.
Leggi anche: [Malattie mieloproliferative croniche] · [Policitemia: quando i globuli rossi sono troppo alti] · [Piastrine basse] · [Linfocitosi e leucemia linfatica cronica]
Riferimenti
Chapman J, Goyal A, Azevedo AM. Splenomegaly. StatPearls, 2023.
Pozo AL, Godfrey EM, Bowles KM. Splenomegaly: investigation, diagnosis and management. Blood Rev. 2009;23(3):105-111.
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Curovic Rotbain E, Lund Hansen D, et al. Splenomegaly — diagnostic validity, work-up, and underlying causes. PLoS One. 2017;12(11).
Dott. Giovangiacinto Paterno — Specialista in Ematologia, Dirigente Medico presso la UOSD Patologie Mieloproliferative della Fondazione Policlinico Tor Vergata. La splenomegalia è un segno cardine delle neoplasie mieloproliferative croniche, ambito principale della sua attività clinica.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la visita medica.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026