Malattia di von Willebrand: la coagulopatia ereditaria più comune che spesso non viene diagnosticata

Cos'è la malattia di von Willebrand?

La malattia di von Willebrand (VWD, dall'inglese von Willebrand Disease) è il disturbo ereditario della coagulazione più frequente in assoluto. Si stima che colpisca circa l'1% della popolazione mondiale, ma la prevalenza clinicamente significativa — cioè quella che causa sintomi rilevanti — è intorno allo 0,01%. Nonostante sia così comune, è cronicamente sottodiagnosticata, soprattutto nei bambini e nelle adolescenti.

La malattia prende il nome da Erik Adolf von Willebrand, il medico finlandese che la descrisse per la prima volta nel 1926 in una famiglia delle isole Åland. Da allora la comprensione della patologia è avanzata enormemente — sia nella diagnosi che nel trattamento.

Il fattore di von Willebrand (VWF) è una glicoproteina plasmatica con un doppio ruolo fondamentale nella coagulazione:

  1. Adesione piastrinica: il VWF funge da "ponte" tra le piastrine circolanti e il collagene esposto nel vaso danneggiato, permettendo la formazione del tappo emostatico primario

  2. Trasporto del fattore VIII: il VWF stabilizza il fattore VIII della coagulazione nel plasma, proteggendolo dalla degradazione precoce

Quando il VWF è carente (quantitativamente o qualitativamente), entrambe queste funzioni vengono compromesse, con conseguente tendenza al sanguinamento.

I tre tipi principali: non tutte le VWD sono uguali

La classificazione della malattia di von Willebrand è fondamentale per guidare la scelta terapeutica. Distinguiamo tre tipi principali:

Tipo 1 (più frequente, ~70–80% dei casi)
Deficit quantitativo parziale del VWF. I livelli sono ridotti ma la struttura è normale. È la forma più lieve e spesso più difficile da diagnosticare, perché i livelli di VWF possono fluttuare (si alzano con lo stress, la gravidanza, l'esercizio fisico, l'infiammazione). I sintomi sono spesso moderati: lividi facili, epistassi, sanguinamenti mucosi. Risponde bene alla desmopressina.

Tipo 2 (deficit qualitativo, ~15–20%)
Il VWF è presente in quantità normale o quasi, ma non funziona correttamente. Si divide in quattro sottotipi (2A, 2B, 2M, 2N) con caratteristiche e implicazioni terapeutiche diverse. Il tipo 2B, ad esempio, è controindicazione assoluta alla desmopressina. La tipizzazione corretta è quindi essenziale prima di qualsiasi trattamento.

Tipo 3 (raro, <5%)
Deficit quantitativo severo o assenza quasi completa del VWF. È la forma più grave, con sanguinamenti severi anche spontanei — articolari ed emorragie interne — sovrapponibili all'emofilia. Richiede terapia sostitutiva con concentrati di VWF.

Come si presenta nel bambino e nell'adolescente

Nella mia esperienza clinica, la VWD nei giovani pazienti si manifesta spesso in modo sfumato, e proprio per questo viene sottovalutata. I segnali che devono far pensare a una coagulopatia in un bambino o adolescente sono:

  • Epistassi frequenti (più di 5 episodi l'anno, durata superiore ai 10 minuti, necessità di cauterizzazione)

  • Sanguinamento prolungato dopo piccoli tagli o procedure dentarie

  • Lividi spontanei o sproporzionati rispetto ai traumi

  • Petecchie in assenza di trombocitopenia

  • Menorragia nelle adolescenti fin dal menarca — questo è il segnale più sottovalutato in assoluto

  • Sanguinamento eccessivo dopo vaccinazioni o interventi chirurgici

Nelle ragazze, la menorragia è spesso il sintomo di esordio più rilevante. Troppo spesso viene attribuita a cicli "ancora da regolarizzare" o a dismenorrea. Uno score validato come il Pictorial Bleeding Assessment Chart (PBAC) o il Bleeding Assessment Tool (BAT) dell'ISTH aiuta a oggettivare il sanguinamento e a decidere se procedere con l'iter diagnostico.

Il percorso diagnostico

La diagnosi di VWD richiede un approccio laboratoristico specifico che va ben oltre il semplice emocromo. Nella mia pratica clinica utilizzo il seguente iter:

Primo livello:

  • Emocromo con formula (per escludere trombocitopenia)

  • PT e aPTT (spesso normali nella VWD tipo 1 e 2)

  • Dosaggio del VWF antigene (VWF:Ag)

  • Attività del VWF (VWF:RCo — cofattore ristocetina, o VWF:GPIbM nei laboratori più aggiornati)

  • Dosaggio del fattore VIII (FVIII:C)

Secondo livello (se primo livello alterato o sospetto clinico forte):

  • Analisi multimerica del VWF (per distinguere tipo 1 da tipo 2)

  • Test di legame al collagene (VWF:CB)

  • Test di aggregazione piastrinica con ristocetina a bassa dose (RIPA) — cruciale per identificare il tipo 2B

  • Sequenziamento del gene VWF nei casi dubbi o per consulenza genetica familiare

Un aspetto tecnico importante: i livelli di VWF variano in funzione del gruppo sanguigno (le persone con gruppo 0 hanno livelli fisiologicamente più bassi del 25–30%), del ciclo mestruale, della gravidanza e di condizioni infiammatorie. Questo significa che un singolo dosaggio normale non esclude la diagnosi — in caso di sospetto clinico forte, è necessario ripetere gli esami in condizioni basali.

Il trattamento: personalizzato sul tipo e sulla situazione

La scelta terapeutica nella VWD dipende dal tipo, dalla gravità del sanguinamento e dalla situazione clinica (trattamento on-demand vs profilassi, gestione perioperatoria, contesto ostetrico).

Desmopressina (DDAVP)
È il farmaco di prima scelta nel tipo 1 e in alcuni casi di tipo 2 (non nel 2B). Stimola il rilascio delle riserve endogene di VWF e FVIII dall'endotelio vascolare, aumentandone i livelli plasmatici di 3–5 volte in 30–60 minuti. Può essere somministrata per via endovenosa, sottocutanea o intranasale. Prima di utilizzarla in un paziente, eseguo sempre un test di risposta alla desmopressina per verificare l'efficacia individuale. È controindicata nei bambini sotto i 2 anni e richiede cautela per il rischio di iponatriemia da ritenzione idrica.

Antifibrinolitici (acido tranexamico)
Utili in combinazione, soprattutto per il controllo della menorragia e dei sanguinamenti mucosi. Bloccano la dissoluzione del coagulo inibendo il plasminogeno. Sono particolarmente efficaci nelle adolescenti con cicli abbondanti e ottimamente tollerati.

Concentrati di VWF/FVIII
Indispensabili nel tipo 3, nel tipo 2B e in tutti i casi in cui la desmopressina è controindicata o insufficiente. I prodotti plasmaderivati di ultima generazione sono sicuri, efficaci e ben tollerati. In Italia sono disponibili diversi concentrati ad alto contenuto di VWF.

Terapia ormonale
Nelle adolescenti, la pillola contraccettiva estroprogestinica è spesso il secondo presidio (dopo l'acido tranexamico) per il controllo della menorragia, grazie all'effetto di innalzamento dei livelli di VWF indotto dagli estrogeni.

La gestione perioperatoria e il follow-up

Un aspetto che sottolineo sempre ai miei pazienti: è fondamentale informare ogni medico o dentista della diagnosi di VWD prima di qualsiasi procedura invasiva, anche minima. Estrazioni dentarie, tonsillectomie, interventi chirurgici di qualsiasi tipo richiedono una pianificazione emostatica preventiva in accordo con l'ematologo.

Il follow-up della VWD è generalmente semestrale o annuale nei casi stabili, con rivalutazione degli esami di coagulazione e aggiornamento del piano terapeutico. Nei pazienti in età evolutiva, la crescita e le variazioni ormonali possono modificare i livelli di VWF nel tempo.

Conclusione: diagnosticarla prima fa la differenza

La malattia di von Willebrand è una condizione trattabile, gestibile e compatibile con una vita pienamente normale. Il problema principale è il ritardo diagnostico — spesso di anni — durante i quali il paziente (e la famiglia) vive con sintomi inspiegati e una qualità di vita ridotta.

Se riconosci in te o in tuo figlio/a i segnali descritti in questo articolo, non aspettare il prossimo episodio di sanguinamento: una valutazione ematologica specialistica è il primo passo per fare chiarezza.

Riferimenti:

Linee guida ISTH 2021 sulla diagnosi e trattamento della VWD;

EHA Guidelines; Federici AB et al., Haematologica 2023

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